 La domanda di partecipazione in formato cartaceo, indirizzata direttamente all’ente che realizza il progetto prescelto, deve pervenire allo stesso entro le ore 14.00 del 4 ottobre 2010. Le domande pervenute oltre il termine stabilito non saranno prese in considerazione. La tempestività delle domande è accertata dall’ente che realizza il progetto mediante apposizione sulle stesse del timbro recante la data di acquisizione. La domanda deve essere: - redatta in carta semplice, secondo il modello in "Allegato 2” al presente bando, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso; - firmata per esteso dal richiedente, con firma da apporre necessariamente in forma autografa, accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale, per la quale non è richiesta autenticazione; - corredata dalla scheda di cui all’”Allegato 3”, contenente i dati relativi ai titoli. Il previsto certificato medico di idoneità fisica, rilasciato dagli organi del servizio sanitario nazionale, dovrà essere prodotto successivamente dai soli candidati utilmente collocati nelle graduatorie. E’ possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di servizio civile nazionale da scegliere tra i progetti inseriti nel presente bando, tra quelli inseriti nei bandi regionali e delle Province autonome. La presentazione di più domande comporta l’esclusione dalla partecipazione a tutti i progetti inseriti nei bandi innanzi citati. QUI il Bando integrale dell'UNSC comprensivo delle Domande da compilare, QUI il Progetto approvato e finanziato.
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  Il 5 agosto 2010 alle 11.30 alla Sala stampa di Montecitorio, si è tenuta la CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL CONCORSO "LINGUA E POTERE", con l'On. Marco Beltrandi, Delegazione radicale nel Gruppo del PD e Giorgio Pagano, Segretario dell'ERA Onlus, Responsabile di Centopercentoitaliano.it, Redattore e conduttore della Rubrica radiofonica “Democrazialinguistica.it” di Radio Radicale. Non ci sono solo le guerre in quanto tali, le guerre di religione o quelle economiche ma, anche, quelle linguistiche. Messe in atto da alcuni popoli che, dall'affermazione della propria lingua, traggono energie e potere per dominare sugli altri. Essenziale, quindi, avviare nel Paese e tra gli italiani, in Italia e nel mondo, una seria riflessione sul rapporto tra Lingua e Potere.Il Concorso "Lingua e Potere", che verrà presentato alla stampa domani, ha questo obiettivo. Con 4.000 Euro in palio; aperto a immigrati in Italia e italiani anche all'estero; al quale si potrà partecipare con racconti, saggi, sceneggiature teatrali o cinematografiche, cortometraggi o video, canzoni; con una Giuria qualificata e di spessore: da Moni Ovadia ad Eugenio Bennato, da Ulderico Pesce a Alex Orlowski, da Massimo Arcangeli ad Armando Gnisci e Arnaldo Colasanti.
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 Ragioni ed errori della Confindustria sul Brevetto europeo. Dichiarazione di Giorgio Pagano Segretario dell'Associazione Radicale “Esperanto”. Confindustria ha ragione a dimostrare il suo disappunto per il modo in la Commissione europea sta affrontando la questione sul regime linguistico del futuro brevetto comunitario, e quindi a sostenere la posizione del Governo italiano, che vuole evitare la discriminazione della lingua italiana. Confindustria però sbaglia di grosso nel credere che la soluzione più vantaggiosa sia rappresentata dall’inglese come unica lingua per il futuro brevetto. Si tratterebbe della peggiore delle scelte possibili, una scelta discriminatoria, che va contro gli interessi delle economie dei principali Paesi continentali e a beneficio esclusivo del Regno Unito, un paese che non è nemmeno nell'area euro.Oltre a ciò, la scelta dell'inglese come unica lingua dei brevetti, implicherebbe un'egemonia del diritto anglosassone sul diritto continentale in materia di proprietà intellettuale, con tutto quello che ne deriva. Infine, un'impresa americana o australiana che sarebbe favorita rispetto alle imprese di tutti i paesi dell'Europa continentale. Assurdo.I Paesi non anglofoni smettano di farsi la guerra fra loro. Non sono il francese, il tedesco o lo spagnolo il problema, ma il monopolio dell'inglese e gli immensi privilegi che gli europei continentali concedono continuamente agli anglofoni madrelingua. Se si vuole veramente tutelare la concorrenza, salvare la propria lingua dalla colonizzazione inglese, risparmiare guadagnandoci tutti, c’è solo la via dell’innovazione linguistica democratica. Ossia l’Esperanto come lingua tecnica dei brevetti: ciascuno presenterà nella propria lingua-madre il brevetto, accompagnato dall’Esperanto come lingua di riferimento tecnico-giuridico.
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 Il governo, ma anche le opposizioni, non abbandonino l’italiano all’inglese o farà la fine dell’indonesiano. Ieri il New York Times pubblicava un lungo articolo in cui si descriveva la drammatica situazione della lingua indonesiana a causa della scelta folle ed insensata della classe dirigente indonesiana di usare l'inglese a livello d’una seconda lingua madre. Non so come si faccia ad avere due madri, ed infatti la prima, l’indonesiano, come ci conferma l’articolo di ieri “As English Spreads, Indonesians Fear for Their Language”, sta morendo. E' una conferma autorevole, insospettabile come fonte anglofona, di quanto denunciato da anni dall'ERA: le politiche di Berlusconi, Moratti e Gelmini (e non solo) d’insegnamento dell'inglese come prima ed unica lingua straniera, in competizione diretta con l'italiano, al punto che vengono insegnate materie curricolari e attivati interi corsi di laurea in lingua inglese, sono politiche demenziali e autolesioniste per il Paese e la sua identità. Dall’articolo si evince, soprattutto, che l'italiano non è meno a rischio dell'indonesiano. Al contrario, ciò che nel paese asiatico è frutto d’una scelta scellerata di una classe dirigente per sé ed i propri figli, in scuole private e molto costose, rispetto alla quale comunque il governo di Giacarta sta cercando di correre ai ripari, in Italia è un’imposizione a tutto il Paese da parte di Governo, Regioni e Università pubbliche attraverso leggi e regolamenti che si attuano nelle scuole pubbliche. Di fronte a questi effetti dirompenti e distruttivi per il Paese non comprendo nemmeno il silenzio di Bersani o Vendola che dinanzi a queste leggi di tipo quasi razziale, ispirate ad una sorta di “Manifesto sulla superiorità della razza anglofona”, sembra che nulla abbiano da dire. O forse concordano? Giorgio Pagano, 27.06.2010
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