 Ragioni ed errori della Confindustria sul Brevetto europeo.
Dichiarazione di Giorgio Pagano Segretario dell'Associazione Radicale “Esperanto”. Confindustria ha ragione a dimostrare il suo disappunto per il modo in la Commissione europea sta affrontando la questione sul regime linguistico del futuro brevetto comunitario, e quindi a sostenere la posizione del Governo italiano, che vuole evitare la discriminazione della lingua italiana. Confindustria però sbaglia di grosso nel credere che la soluzione più vantaggiosa sia rappresentata dall’inglese come unica lingua per il futuro brevetto. Si tratterebbe della peggiore delle scelte possibili, una scelta discriminatoria, che va contro gli interessi delle economie dei principali Paesi continentali e a beneficio esclusivo del Regno Unito, un paese che non è nemmeno nell'area euro. Oltre a ciò, la scelta dell'inglese come unica lingua dei brevetti, implicherebbe un'egemonia del diritto anglosassone sul diritto continentale in materia di proprietà intellettuale, con tutto quello che ne deriva. Infine, un'impresa americana o australiana che sarebbe favorita rispetto alle imprese di tutti i paesi dell'Europa continentale. Assurdo. I Paesi non anglofoni smettano di farsi la guerra fra loro. Non sono il francese, il tedesco o lo spagnolo il problema, ma il monopolio dell'inglese e gli immensi privilegi che gli europei continentali concedono continuamente agli anglofoni madrelingua. Se si vuole veramente tutelare la concorrenza, salvare la propria lingua dalla colonizzazione inglese, risparmiare guadagnandoci tutti, c’è solo la via dell’innovazione linguistica democratica. Ossia l’Esperanto come lingua tecnica dei brevetti: ciascuno presenterà nella propria lingua-madre il brevetto, accompagnato dall’Esperanto come lingua di riferimento tecnico-giuridico.
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 Il governo, ma anche le opposizioni, non abbandonino l’italiano all’inglese o farà la fine dell’indonesiano. Ieri il New York Times pubblicava un lungo articolo in cui si descriveva la drammatica situazione della lingua indonesiana a causa della scelta folle ed insensata della classe dirigente indonesiana di usare l'inglese a livello d’una seconda lingua madre. Non so come si faccia ad avere due madri, ed infatti la prima, l’indonesiano, come ci conferma l’articolo di ieri “As English Spreads, Indonesians Fear for Their Language”, sta morendo. E' una conferma autorevole, insospettabile come fonte anglofona, di quanto denunciato da anni dall'ERA: le politiche di Berlusconi, Moratti e Gelmini (e non solo) d’insegnamento dell'inglese come prima ed unica lingua straniera, in competizione diretta con l'italiano, al punto che vengono insegnate materie curricolari e attivati interi corsi di laurea in lingua inglese, sono politiche demenziali e autolesioniste per il Paese e la sua identità. Dall’articolo si evince, soprattutto, che l'italiano non è meno a rischio dell'indonesiano. Al contrario, ciò che nel paese asiatico è frutto d’una scelta scellerata di una classe dirigente per sé ed i propri figli, in scuole private e molto costose, rispetto alla quale comunque il governo di Giacarta sta cercando di correre ai ripari, in Italia è un’imposizione a tutto il Paese da parte di Governo, Regioni e Università pubbliche attraverso leggi e regolamenti che si attuano nelle scuole pubbliche. Di fronte a questi effetti dirompenti e distruttivi per il Paese non comprendo nemmeno il silenzio di Bersani o Vendola che dinanzi a queste leggi di tipo quasi razziale, ispirate ad una sorta di “Manifesto sulla superiorità della razza anglofona”, sembra che nulla abbiano da dire. O forse concordano? Giorgio Pagano, 27.06.2010
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 E Medvedev, diplomaticamente, bacchetta Berlusconi e la politica linguistica "solo inglese". Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell'associazione radicale "Esperanto".
Pochi, per non dire nessuno, si sono accorti della stoccata lanciata da Medvedev alla conferenza stampa di ieri di Berlusconi con il Presidente della Federazione russa, nei confronti della politica linguistica "solo inglese" del Presidente del Consiglio. Ad una domanda di una giornalista russa circa le iniziative approntate per il 2011 come "Anno della cultura e della lingua italiana in Russia e russa in Italia" - di cui aveva inizialmente parlato - Berlusconi risponde che «il fulcro delle attività saranno nel campo del turismo e dei grandi eventi televisivi» ma, la replica diplomatica e di spessore culturale alla risposta "furba" del Presidente del Consiglio non si fa attendere: «Una cosa abbastanza evidente - spiega il Presidente della Federazione russa - è che i russi amano molto la cultura italiana e la lingua italiana. Oltre a un grosso flusso turistico, che adesso esiste in entrambe le direzioni, io vorrei che "l'anno della cultura e della lingua italiana in Russia e russa in Italia" fosse ricordato non solo come appunto attraversamento di frontiera del confine dai nostri cittadini ma anche da eventi culturali, da mostre, non solo farli vedere nei mass media, in televisione, ma è veramente molto importante attirare l'attenzione anche sullo studio delle lingue, italiana e russa [...] Abbiamo le facoltà, le università dove viene studiata la lingua italiana. Per avere questi contatti più pieni di contenuto, per capirci meglio, per conoscere meglio anche la cultura dei nostri Paesi, o la vita quotidiana dei nostri Paesi, è molto importante che i giovani imparino le lingue. Penso che non deve essere soltanto la lingua inglese». Risulta evidente come la politica linguistica "solo inglese" stia danneggiando non solo l'italiano in Italia, come si vede dal sempre più basso indice di competenza linguistica dei nostri giovani ma, soprattutto, mette a repentaglio lo studio della lingua e della cultura italiana nel mondo e "l'avvertimento" di Dmitrij Medvedev ne è segnale forte e chiaro.
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 Pagano a Fitto: perché i cartelli in tedesco nei sentieri bolzanini no ma quelli in inglese in tutte le autostrade d'Italia sì?Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell'associazione radicale "Esperanto".
«Ieri la stampa riportava le lamentele del Ministro Fitto circa i cartelli dei sentieri di montagna nella Provincia di Bolzano solo in tedesco e la minaccia di toglierli, governativamente, nel caso entro 60 giorni non vi fosse l'affiancamento corrispettivo di quelli in italiano. Non si può che rimanere stupefatti da questo Governo e da alcuni suoi ministri poiché, da una parte, si fa la voce grossa per dei cartelli in tedesco di sentieri di montagna, peraltro maggiormente frequentati dalla minoranza tedesca lì presente e, dall'altra, si colonizza l'Italia imponendo agli italiani la lingua inglese in ogni dove: dalle scuole alle autostrade dove persino quello che poteva chiamarsi semplicemente sistema "salva vita" lo si è visto chiamere sistema 'safety tutor'. Va bene richiamarsi all'applicazione delle leggi circa il bilinguismo previsto in quelle zone ma, della colonizzazione bilingue italiano-inglese che, a cominciare dalle riforme scolastiche, questo Governo sta attuando inesorabilmente contro gli interessi degli italiani, in Italia e nel mondo, ne vogliamo parlare?»
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